Il Riformista, 6 October 2026 – “The distracted West and the illusion of neutrality – Elena Kostioukovitch speaks”
On 6 October 2026, Elena Kostioukovitch was interviewed by Simona Bonfante for Il Riformista.
L’intervista
L’Occidente distratto e l’illusione della neutralità, parla Elena Kostioukovitch
Estratto dell’intervista a Elena Kostioukovitch, traduttrice in russo di Umberto Eco e attivista di Memorial, l’organizzazione Premio Nobel per la Pace 2022, messa fuori legge in Russia a fine 2021. L’integrale è disponibile nel podcast Processi, da domenica 1 ottobre su RifoCast, il canale podcast del Riformista.
Cosa rimane della dissidenza russa oggi?
«Mi è capitato di parlare con queste persone quando riescono a uscire magari per una vacanza, non è vietato attraversare il confine della Federazione Russa. Io sono vissuta fino a 30 anni dentro il sistema sovietico, ricordo che il sentimento più forte era quello di stare in gabbia e non poter uscire, comunicare con le persone del mondo libero, ed era la ferita più grave che noi portavamo, che non guariva, ci tormentava. Questo elemento manca ai dissidenti di oggi».
«Secondo me il mondo dovrebbe ascoltare non me, ma Dmitrij Muratov, che è un giornalista russo che ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace l’anno dopo Memorial. Questa persona così autorevole ha fatto un grande discorso sulle torture e l’indifferenza del mondo verso ciò che succede nelle carceri della Federazione Russa. E non solo nelle carceri, perché loro cominciano già a casa della persona che sono venuti magari ad arrestare».
«La differenza tra Russia e Ucraina non consiste nella presenza della corruzione in una e nella sua assenza nell’altra, ma nel fatto che in Russia la corruzione è diventata parte verticale del sistema di potere; in Ucraina è un male diffuso contro il quale esiste una lotta politica, c’è il giornalismo investigativo, ci sono istituzioni specializzate, c’è la protesta civile e c’è la pressione europea. Questa è la dimostrazione che la presunta corruzione non viene considerata come una fatalità culturale, come una fatalità nazionale. Che c’è la possibilità di denunciare, andare in piazza e difendere quello che si pensa. È una cosa molto importante».
In Italia i media alimentano una forma di tifoseria pro o contro l’Ucraina. Cosa ne pensa?
«Vivo questa guerra dei russi che fanno stragi in Ucraina con una enorme compassione verso i morti e i feriti, sicuramente. Ma so che i lettori dei giornali italiani non sentono questo, perché i titoli li hanno abituati a una specie di carneficina della quale sono ormai sazi. Bisogna considerare che ci sono delle cose nella società italiana che esistono e basta, tra cui l’anti-americanismo automatico e la nostalgia dell’Unione Sovietica».
È stata di recente in Ucraina per presentare Tradurre Umberto Eco mentre scoppiano le rivoluzioni. Che impressioni ha riportato?
«Ho postato delle fotografie che mi sembrano interessanti. Non ci sono didascalie perché si tratta di un Paese in guerra, non posso annotare nei post né le persone né i luoghi perché è pericoloso per via dei droni. C’è l’impressione della città, ma non si capisce quale. L’Ucraina vive così, si difende su ogni millimetro della sua esistenza anche quotidiana».
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