Processi, 4 October 2026 – “Justice in Russia means torture”
On 4 October 2026, Elena Kostioukovitch featured in Simona Bonfante’s podcast “Processi”.
Kostioukovitch, giustizia in Russia vuol dire tortura
Trduttrice di Eco, autrice di Kyiv e Nella mente di Vladimir Putin, Kostioukovitch testimonia dei Diritti Umani negati nella Russia totalitaria di oggi e della nostra indifferenza
Ma cosa c’entra una scrittrice, letterata e intellettuale russofona con un podcast che si occupa di processi penali ed espiazione? C’entra perché tra Dittatura e Democrazia, tra Legge e Diritto, il discrimine è lo stesso che distingue la Giustizia dalla Vendetta, la pena dall’afflizione: è la Rule of Law – che correttamente in Italiano non traduciamo alla lettera ma interpretiamo nel significato proprio di Stato di Diritto. In uno Stato di Diritto la Legge promanata dal potere politico ha un limite definito e inviolabile: la Carta Europea dei Diritti dell’Uomo e la Costituzione repubblicana che di quei diritti fondamentali è impregnata.
Dall’esperienza di Memorial alla dissidenza attuale, dalla violenza staliniana alla violenza putiniana, Kostioukovitch declina i concetti di giustizia e legge nel regime totalitario della Mosca di oggi, testimonia della vocazione democratica dell’Ucraina, invoca l’unità europea per affermare, innanzi alla barbarie imperialista, lo Stato di Diritto come argine al declino delle democrazie.
E chiama in causa la responsabilità dei media italiani che, pur di far spettacolo e acchiappare spettatori e clic, negano ai cittadini il diritto ad essere informati, a conoscere i fatti, mettendoli di fronte a due personaggi in presunta rappresentanza di una scuola di pensiero e della scuola di pensiero oppopsta – ad esempio, un propagandista al servizio di un regime totalitario e lo studioso o il giornalista indipendente di un qualunque paese libero – invitando gli spettatori o il popolo del web a scegliere quale dei due risulti più simpatico. In un sistema dell’informazione nel quale i fatti smettono di contare e le bugie sono uguali alla verità, vince chi è più buffone, più telegenico, più accattivante e si comprende allora come, a fronte di un impacciato professore che parla in maniera difficile, lo spettatore possa trovare più simpatico anche un complice del criminale Putin.
Se i media derogano al proprio dovere di informare sui fatti e distinguerli dalle opinioni, viene meno uno dei pilastri su cui si regge lo Stato di Diritto. Se lo Stato di Diritto viene minato in una delle sue fondamenta, per irresponsabilità della categoria e complicità dell’Ordine dei giornalisti, sono i diritti umani di ciascuno di noi ad essere minacciati.
Buon ascolto!
Podcast available at this link:
